17/05/2009
Un acquisto importante - Racconto di Marina P.
Il tempo era passato, e un po' alla volta, inconsapevolmente, giorno dopo giorno, uscivo dal pozzo in cui ero caduta. Così, in quel mattino simile a tanti altri, assieme al vento, volavano i miei pensieri, quando mi sorpresi a fare il primo passo verso l'entrata del negozio.
Erano morbide, con le stringhe, leggere, avvolgenti, confortevoli, e di colore verde. Uscendo, tenevo in mano quel piccolo tesoro e sapevo che in quel momento stringevo il simbolo del mio credere ancora nella vita.
La contentezza che provavo, mentre mi avviavo verso casa, era per ciò che avevo conquistato, la prospettiva del futuro, la convinzione di poter ancora camminare sul sentiero della vita.
Sorridevo, e pensavo che, con quelle scarpette verdi, avrei fatto ancora tanta e tanta strada per poter insegnare a mio figlio ad ascoltare la voce del vento.
11:26
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10/05/2009
Pensieri spaiati - Racconto di Sonia
Questo è un inverno anomalo, ha fatto caldo fin quasi a Natale, e poi sono giunti il freddo e la neve. La mia è una vita di limbo, a volte ho la sensazione che la chemio uccida più del cancro. nei due, tre giorni successivi al ciclo sto davvero male, poi non posso uscire spesso, devo fare attenzione a non frequentare persone ammalate, ambienti affollati, devo evitare virus e batteri, insomma devo evitare la vita. Sono stanca. sono fisicamente e moralmente stanca. Ho paura di non poter riavere un'esistenza normale, ma di questa mia paura non riesco a parlarne con nessuno. Sto reagendo bene o male a questo colpo di mano del destino? Sinceramente non lo so, non so neppure confrontarmi con le persone che mi vivono accanto, sembrano più confuse e disorientate di me. Io, almeno, ho un obiettivo, finire la chemioterapia, ma loro che obniettivi hanno? A che cosa pensano? Che cosa li fa soffrire di più? E' crudele, non posso rispondere a queste domande perchè tra noi del mio male non riusciamo a parlarne.
12:58
Scritto da: tina_r
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30/04/2009
Impianto - Racconto di Antonella
Mi hanno impiantato un seno al silicone, come un falso d'autore su una tela stinta, m'han detto: "ora vada, s'accontenti dell'artificio, in fondo dovrebbe bastarle per fingersi intera".
Io andai, e tutti dissero: "Vedi, non le è successo nulla di male, ha un bel vestito, una figura elegante e con un sorriso coerente si muove". Io, con il lutto di me stessa nel cuore, camminai portando austera quel vestito nuovo, la mia figura intera e quel sorriso che assomigliava più a una smorfia. Andai per brividi lunghi e docili bendaggi, cicatrizzando una ferita, come fosse la mia intera vita, andai arruolando dissonanze, sorvolando turbolenze: quanti divieti in sosta, in bilico sull'orlo inqueto della sorte...
La mia identità tornava, in una veste di carta, e mano a mano che la svolgevo e sfogliavo, in colate d'inchiostro, un progetto: la vita, vinceva sul bisturi affilato d'una sentenza.
L'impianto era ben riuscito, ma non si trattava dell'impianto al silicone, mi riferisco al trapianto d'una speranza che s'era incanalata lungo la cicatrice contorta, per intrappolare un "nonostante tutto", forse un arcobaleno, che io stessa avevo acceso al cedere del cielo! Che fosse falso o vero, sacro o blasfemo, quell'arcobaleno, non me lo chiesi mai, lo portai con me come una seconda pelle o una stola calda sulle spalle.
20:35
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20/04/2009
Un compleanno speciale - Racconto di Raffaella
Sono diventata più lenta, assaporo la vita con avidità priva di fretta, ritaglio più tempo per me, per i miei bisogni e per il mio piacere.
Sessant'anni: una cifra che riempie, che si arrotonda, e io, che mi sono sentita figlia troppo a lungo, che ho pensato al tempo come fosse infinito, mi scopro a raccogliere le ore, che sono mie e solo mie, con un piacere immenso.
Guardo con tenerezza, nell'impietoso specchio del bagno, quella lunga e sottile cicatrice, i segni e le piccole rughe del viso che sono la mia vita, le mie gioie, i miei dolori, ma anche il mio futuro. Guardo con tenerezza quel piccolo seno che da sette anni si sente in diritto di ergersi imperioso con l'incoscienza della gioventù, e guardo con ironia quel corpo duplice che appare giovane e arguto a sinistra, vissuto e appagato a destra.
So che ci faremo ancora buona compagnia io e questo corpo che ha dimenticato l'oltraggio del bisturi, e anche quello ancor più lacerante del rifiuto dell'affetto, e lascio scorrere l'acqua con piacere.
11:53
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10/04/2009
Un mondo pelato - Racconto di Marina
Le cure si susseguirono a cicli quindicinali per tre mesi e convivere con quell'affanno non fu facile.
C'erano i bambini. Risolutamente, decisi che non avrei permesso alla malattia di trasformarmi, nemmeno per un giorno, in una madre triste, sconfitta, ripiegata su se stessa. Dovevo salvaguardarli.
Loro, riparati dall'incoscienza dell'infanzia, parevano non accorgersi di nulla. Troppo piccoli per capire, intuivano che c'era qualcosa che non andava, ma non riuscivano a metterlo completamente a fuoco.
Solo il piccolo, che allora frequentava l'ultimo anno della scuola materna, prese a disegnare persone completamente calve: accanto a case, alberi, fiori e animali, scarabocchiava figure umane senza un solo pelo sul capo.
Non disegnò mai me senza, e gli altri con i capelli, ma fece l'operazione esattamente contraria: la mamma era pelata, tutto il mondo era pelato, compreso lui stesso.
Sei mesi dopo, terminate le cure, i miei capelli cominciarono a ricrescere, e di pari passo presero a ricrescere anche quelli della mamma nei suoi disegni; le spuntò dapprima una zazzeretta incerta, e poi via via una capigliatura sempre più folta.
In breve, riacquistarono il crine perso anche tutti gli altri.
20:33
Scritto da: tina_r
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31/03/2009
Il prima e il dopo
Ogni anno il premio letterario "Il prima e il dopo" vede protagoniste autrici di poesie e racconti legati al tema del tumore al seno. Da alcuni racconti ho tratto degli stralci che descrivono situazioni ed emozioni derivanti dall'incontro scontro con questa malattia, testimonianze di un'esperienza forte e profonda che a un certo punto attraversa la vita di tante donne.
19:49
Scritto da: tina_r
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27/10/2008
Il tempo del male, il tempo del bene
Rosina, sono contenta che il libro ti sia piaciuto, svela molti significati, ognuno può raccogliere quello che più lo colpisce nella propria sensibilità - il libro è acquistabile in libreria, che se non ce l'ha disponibile lo può ordinare - nel caso proprio non riuscissi a recuperarlo scrivimi il tuo indirizzo, in qualche modo cercherò ti fartene avere una copia, magari tramite l'associazione "Sottovoce" - Grazie -
18:41
Scritto da: tina_r
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aiutare gli altri

Grazie Deborah, per le tue bellissime parole - è confortante leggere che tra i giovani esistono persone che come te desiderano aiutare gli altri, per alleviare il loro dolore - quella signora con tanta voglia di vivere nonostante ciò che l'attendeva, ti ha insegnato molto, ha toccato la tua sensibilità, mostrandoti che anche nella sofferenza c'è sempre il desiderio di andare avanti - ti auguro di poter trasformare il tuo sogno in realtà, il mondo ha bisogno di gente come te -
18:32
Scritto da: tina_r
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corsi di autobiografia

Ciao Alessandra, i corsi di autobiografia normalmente si svolgono presso l'Istituto Europeo di Oncologia a Milano dove ha sede l'associazione "Sottovoce..." e vengono organizzati di solito una volta l'anno - non appena verrà decisa la data per il prossimo corso la scriverò sul blog - spero ci troveremo numerose a voler apprendere la scrittura che cura....a presto
17:13
Scritto da: tina_r
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19/08/2008
Stessi pensieri, stesse emozioni

Grazie Benedetta per la tua testimonianza, anche tu come tante altre persone hai attraversato il difficile percorso della malattia. Le tue parole possono aiutare altri che come te condividono i pensieri che si scatenano da questa esperienza. Se ti fa piacere puoi mandare all’indirizzo mail tgcva@tiscalinet.it qualche frase dal tuo diario, che meglio rappresenta quanto hai provato, per vederla pubblicata sul blog. Ti invito a farlo, è bello leggersi e essere letti.
A presto sul blog con la tua storia ….
11:44
Scritto da: tina_r
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corsi di autobiografia

riceviamo molte richieste per partecipare ai corsi di autobiografia - questi corsi si tengono una volta l'anno a Milano, la sede è decisa quando viene fissata la data, che ad oggi non è ancora stata stabilita - nel frattempo invito chi è desideroso di parteciparvi, a cimentarsi nella scrittura di qualche post che può inviare all'indirizzo mail tgcva@tiscalinet.it per vederlo publicato sul blog -
aspetto i vostri pensieri....
11:27
Scritto da: tina_r
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15/06/2008
Il mio destino - Storia di Romana (...di me)
Oggi ho bisogno di alleggerirmi di responsabilità con me stessa. Ho bisogno di dirmi: guarda, quello che ti è successo non dipende da te, è il caso, il destino.
Il disegno è già tracciato alla tua nascita, che tu puoi in qualche caso modificare magari ritardando la lettura o alleggerendo certi segni, ma ciò che deve succedere, sfugge al controllo della nostra volontà, succede. Non è tristezza la mia, è consapevolezza della fatalità, è ancora una volta mettersi sotto la cappa dell’universo, accordandosi con esso, riconoscendo la propria limitatezza, inserendosi però in un tutto cosmico che non mi fa sentire sola e colpevole.
La notizia è arrivata, ma io non sono pronta ad accoglierla come si deve. Me lo ripeto e ridico mentalmente: sono guarita, la TAC ha dato la sua risposta, il male non c’è più. Le parole rimangono in superficie, come se le dicessero a un’altra persona. Sono incredula e disorientata. Non mi è facile spazzare via dalla mete pensieri, abitudini, esigenze, rituali che erano legati allo star male. Ho vissuto fuori dal mondo, accontentandomi dei pezzetti di vita che gli altri mi portavano venendomi a trovare. Vivevo di riflesso la vita reale, sempre pronta e ricettiva a collegarmi con le persone che mi facevano da ponte con il fuori. La mia situazione di staticità e dipendenza mi ha portata ad avere un rapporto vivo con gli altri, instaurando livelli di conversazione e di apertura a volte ricchi e profondi, altre volte con la maschera delle convenzioni sociali. Il dolore fisico e psichico mi hanno resa cruda e dura, resistente e coraggiosa, pronta a risolvere i problemi senza temporeggiare.
11:50
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Il tempo e il corpo - Storia di Romana (...di me)
La malattia sta diventando uno stadio abituale…Mi sento così ben calata nella mia realtà che non so davvero più fare ipotesi e programmi.
E ritorna il concetto del tempo, come spazio vitale entro cui trascorrere i minuti, le ore, le giornate. Posso usarlo a mio piacimento, essendo sempre cosciente di giocare con pezzetti della mia vita. Questa nuova dimensione a volte mi stupisce, mi adombra, mi rasserena, mi arricchisce, oppure mi fa ribellare e qualche volta per non urlare, piangere.
Sono molto paziente con il mio corpo, così provato, sciupato, rinsecchito, sofferente nei vari modi, bisognoso di infinite piccole cure e accorgimenti davvero mai usati prima.
Sento che sono degli investimenti sulla mia futura guarigione.
11:45
Scritto da: tina_r
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Persona o caso? - Storia di Romana (...di me)
Ho saputo quello che già sapevo, ma che non avrei voluto sapere. L’atto eroico da me affrontato, a me è sembrato tale,
non è bastato a chiudere il circolo della sofferenza. Altre prove mi attendono, altre volte dovrò sottopormi all’esame e all’ispezione del mio corpo da parte degli esperti che decideranno per me il da farsi. Allora l’idea di unicità e preziosità della persona viene spazzata via dalla constatazione di essere un ammasso di cellule e di organi, alcuni dei quali ammalati. Rientro come un numero nelle statistiche.
E’ riduttivo tutto questo? No, è soltanto un’esperienza fredda e cruda, è una porzione di realtà senza veli e da consumare subito. Perché il tempo non può attendere. Significa rientrare nel novero delle persone colpite come me che usufruiscono delle conquiste della scienza: il mio caso può servire ad un altro ed io a mia volta sfrutterò l’esperienza di altri ancora. Una strana danza di nomi, numeri, successi, insuccessi.
11:40
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07/05/2008
"...di me" - Storia di Romana

Per Romana, scrivere ha trovato origine in un’esigenza profonda, fortemente motivata e indifferibile, e ha significato un bisogno di autoanalisi, di comprensione e di lettura degli eventi, di comunicazione e di dialogo.
“La mia vita stata un’alternanza di ricoveri e di periodi in cui stavo a casa, sempre a letto e bisognosa di assistenza completa. E’ il momento in cui incomincio a registrare ed annotare impressioni, stati d’animo, emozioni, ricordi, incontri che mi riscaldano la vita…Ora vivo quasi bene. Ho capito come e cosa posso mangiare. So che devo avere pazienza con me stessa, perché i segni nel corpo e nell’anima sono rimasti, permettendomi di assaporare la vita in modo diverso da prima. Per questo, dopo diversi anni, sostenuta da mio marito e da alcune persone care ho deciso di mettere ordine nelle mie scritture, perché ne potesse venir fuori una testimonianza e un grido di vittoria forse utile anche ad altre persone. “
20:30
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30/04/2008
La sofferenza di tanti - Storia di Paola (Io e quel nemico dentro di me)
…I malati di cancro sono una “setta”. S riconoscono, si aiutano, sono solidali tra loro, quando parlano usano un gergo tutto loro, si sentono speciali,
un gradino sopra gli altri, i “normali”, quelli che non hanno avuto “la malattia”, che non hanno provato il disgusto della chemioterapia o la paura, come quando si aspetta l’esito di un esame.
…Quando si entra a far parte del “mondo dei malati” tutto cambia. Quel precario equilibrio che abbiamo quando stiamo bene crolla di colpo. Alcuni valori perdono di importanza, altri prendono il sopravvento. Quando veniamo a contatto con la sofferenza fisica e psicologica altrui, inevitabilmente ci sentiamo coinvolti, perché anche noi viviamo in prima persona la stessa esperienza.
…Vivere la sofferenza di chi sta nella stanza affianco, nel letto affianco, rende le persone più vere. Ho visto e vissuto solidarietà e amore tra persone che si vedevano per la prima volta e che non si rivedranno forse mai più. Una tale intensità di sentimenti lascia il segno per sempre, e sicuramente le parole sono troppo povere per esprimere le emozioni provate. Ogni volta c’era un dramma personale, qualcuno da incoraggiare…Ma ci sono anche i momenti in cui, forse per un naturale senso di autodifesa, ci rifiutiamo di soffrire per qualcuno che sta male e che è proprio lì vicino a noi.
15:10
Scritto da: tina_r
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Malattia e rinascita - Storia di Paola (Io e quel nemico dentro di me)
…Adesso so cosa significa essere malata di cancro, ho visto persone molto più malate di me, coraggiose, dignitose,
capaci di affrontare sofferenze durissime con un ottimismo e una fiducia che tante persone “normali”, dovrebbero avere. Persone che arrivano da ogni città d’Italia, e che quindi, oltre alla malattia vivono anche il dramma di non poter avere sempre vicino chi ti ama e ti sostiene.
Un dolore così grande è difficile da affrontare, ci cambia per sempre. Io ora sono una persona diversa, i miei rapporti con gli altri sono cambiati, ho un’altra dimensione della vita. So che certe cose non succedono solo agli altri, possono succedere anche a noi in prima persona. Quello che succede nel nostro cervello in determinati momenti non si può descrivere, sono piccoli incendi che distruggono per sempre qualcosa ma ne accendono un’altra, nuova. In un certo senso si rinasce, e in fondo è piacevole sentire questa sensazione dentro, ci si sente quasi superiori.
Spero che questo libro possa essere di aiuto a tutti coloro che devono affrontare questa esperienza di dolore fisico e morale. A loro auguro anche di incontrare medici sensibili e di essere curati in strutture efficienti.
15:05
Scritto da: tina_r
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"Io e quel nemico dentro di me" - Storia di Paola

Paola è una giovane donna la cui vita viene totalmente sconvolta dalla scoperta di un tumore alle ovaie, che colpisce la sua femminilità e la accompagna in un lungo un cammino di sofferenze.
“Sono stata felice di raccogliere l’invito a scrivere questo libro, perché mentre vivevo l’esperienza della malattia, l’anno scorso, ricordo che pensavo spesso che mi sarebbe piaciuto molto raccontarla. Ero sicura che quello che stavo vivendo era una lezione di vita molto importate per me, ma anche per altre persone.
15:00
Scritto da: tina_r
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27/04/2008
Le cose che contano - Storia di Claudia (La forza della consapevolezza)
…Già lo pensavo prima, ma adesso ne sono assolutamente convinta: le cose che contano davvero nella vita non sono più di due o tre.
Si tratta in primo luogo dell’amore nell’ambito della famiglia, dell’affetto vero per gli amici, della consapevolezza di svolgere con coerenza e convinzione il proprio lavoro, e infine della solidarietà verso gli altri. Non possiamo vivere pensando solo al nostro piccolo universo, al nostro ristretto interesse, dobbiamo in qualche modo lasciare un segnale del nostro passaggio sulla terra, perché la nostra esistenza abbia un senso, un significato autentico. Solo così possiamo vivere con serenità e tranquillità interiore, senza quel senso di vuoto, di angoscia e di insoddisfazione che invece è tanto diffuso nella nostra società materialista e edonista.
19:40
Scritto da: tina_r
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Il mondo dei malati - Storia di Claudia (La forza della consapevolezza)
…lì, nella saletta, sedute in silenzio, ci sono altre donne che come me stanno vivendo questa esperienza. Ci osserviamo, ci studiamo, e cerchiamo di capire se è il caso di dire qualcosa o
se è meglio stare tutte zitte, e vivere individualmente la nostra angoscia. Le osservo, vedo nei loro occhi tanta preoccupazione, e penso che anche loro notano la stessa espressione sul mio volto.
…adesso ciascuna racconta la propria storia, e come è approdata a questo istituto; tutte parlando provano sollievo e l’ansia si attenua…Siamo compagne di sventura e questo crea tra noi una grande solidarietà. Ecco un aspetto meraviglioso, incredibile, del “mondo dei malati”, un lato che si impara a conoscere solo quando si diventa uno di loro. Ci si capisce e ci si aiuta, ci si sostiene, come in nessun’altra circostanza della vita mi era mai capitato.
Ho la sensazione che il mio orizzonte si stia allargando, che io stia affrontando una grande prova, forse la più difficile della mia vita, quella che finora è trascorsa in modo sereno e privilegiato, sento anche che questa difficilissima esperienza mi sta rendendo più forte, più coraggiosa, più consapevole.
…Ho pensato molto, ho riflettuto a lungo e ho percepito un profondo cambiamento dentro di me. E’ come se la malattia avesse spalancato i miei occhi sull’umanità e soprattutto sul mondo dei malati, dei sofferenti. E ho trovato una realtà bellissima, incredibile. Ho paradossalmente scoperto che la vita, quella vera, non si trova al di fuori, bensì all’interno dell’ospedale: è lì che emergono i sentimenti più veri, più autentici: è lì che non si può essere ipocriti o mentire, né a se stessi, né agli altri, è lì che si impara a conoscere davvero se stessi, a misurarsi con i propri limiti e con la propria forza interiore.
19:35
Scritto da: tina_r
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La forza della consapevolezza - Storia di Claudia

Claudia racconta come un’esperienza traumatica e dolorosa quale la scoperta di un carcinoma al seno possa rappresentare una svolta nella vita, una fonte di serenità e di arricchimento spirituale
"Queste pagine sono scritte per tutte le donne che come me stanno vivendo o hanno già vissuto questa esperienza, e per tutte coloro che, ancora “sane”, devono assolutamente arrivare a comprendere l’importanza della prevenzione; essa è un mezzo indispensabile per impedire che, una volta diagnosticato il cancro al seno, non sia troppo tardi. “
19:30
Scritto da: tina_r
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11/04/2008
Un medico umano
L’incontro con un medico “umano” purtroppo è ancora raro, per questo così caldamente auspicato, e ritenuto così eccezionale se riconosciuto.
A volte però si incontrano, e allora ci abbandoniamo nelle loro mani, per leggere nei loro occhi, e comprendere il nostro destino nelle parole che ci dicono. Anna è un "medico umano2, lo si capisce da quanto scrive nella prefazione alla testimonianza di Paola, l’autrice del libro “ Io e quel nemico dentro di me”.
“…Credo che il medico di questo lungo percorso di dolore, sia fisico che psichico, debba tenerne conto e averne grande rispetto, individuando cauti spiragli in cui insinuarsi delicatamente, per riuscire a parlare con la donna della malattia e della terapia, ascoltando in primo luogo i suoi dubbi e le sue paure. Perché la donna guarisca e la terapia “funzioni”, occorre in primo luogo che questa sia valida, ma soprattutto è necessario che sia accettata, e se possibile, condivisa nella scelta e concordata tra medico e paziente.
Inoltre penso che l’empatia tra i soggetti in questione sia fondamentale, e possa curare meglio. Rassicurazione, ottimismo e speranza non devono mai mancare neppure nei momenti più bui. Quando ci si ammala seriamente e si è ricoverati in ospedale non è bello essere ridotti ad un semplice organo ammalato o a un banale numero di letto. Soprattutto in questi momenti, in cui l’identità personale è già fortemente incrinata, è importante non perdere di vista la paziente come individuo, con la sua storia, le sue idee, i suoi sogni.
…Ritengo che chiunque di noi abbia scelto di fare il medico (perché se non è una missione, di una scelta pur sempre si tratta) debba recuperare queste problematiche nel proprio bagaglio culturale, e integrarle con le tecnologie emergenti. Infatti, se queste ci permettono di fare diagnosi sempre più precoci, di attuare interventi sempre più conservativi e quindi offrire guarigioni in un numero sempre più elevato di casi di tumore, l’attenzione reale alla paziente nel periodo di malattia penso sia fondamentale per farla vivere meglio, per ridurre le sue angosce e per contribuire a farle ritrovare la forza di credere in se stessa e nella vita.”
23:05
Scritto da: tina_r
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Le testimonianze

I primi libri pubblicati dalla Biblioteca di…Sottovoce… appartengono alla collana delle testimonianze, storie scritte dai pazienti stessi,
desiderosi di ripensare alla loro esperienza, di comunicarla ad altri, di elaborarla attraverso la scrittura, arrivando a darle un senso. La lettura delle testimonianze di persone che hanno vissuto direttamente l’esperienza della malattia oncologica può offrire a pazienti e non, interessanti spunti di meditazione. Si tratta di scritti semplici, in cui chi racconta ripercorre l’itinerario della malattia, dalla scoperta, alla diagnosi, che purtroppo spesso non coincidono, alla guarigione. Rivive quei momenti, le emozioni che li accompagnano, le esperienze di cura positive e negative, sempre con l’intento di portare un messaggio di fiducia e di speranza.
Dagli scritti di queste persone emerge quanto l’incontro con il cancro sia dirompente psicologicamente: la presa d’atto della realtà produce rabbia, angoscia e disperazione. Il malato deve trovare le risposte alla sua vita, soggetta a forti mutamenti, ridotta nella dimensione qualitativa, e soprattutto nella progettualità. Il malato oncologico cerca quindi di dare un valore alla sua situazione, e cerca di spiegarsi perché tutto quello sia accaduto proprio a lui. Il voler scrivere di sé per raccontare la propria esperienza, porta la persona a riflettere su se stessa e sulla propria vita, e spiegando il proprio dolore agli altri riesce a renderlo parte di un disegno più ampio, che comprende la vita dell’umanità intera. Tutte le testimonianze contengono uno speciale ringraziamento o dedica alla figura del medico che ha curato la persona. Quello del rapporto con il medico è un elemento determinante della storia del paziente, che desidera soprattutto sentirsi considerato una persona, unica, e non un caso, come tanti. Professionalmente vuole potersi fidare di chi lo cura, sapere che è in buone mani, e sotto il profilo psicologico vuole sentirsi protetto da chi si prende cura di lui, ascoltato, aiutato.
20:10
Scritto da: tina_r
in collana delle testimonianze | Link permanente | Commenti (0)
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26/03/2008
Monica, un incontro di vita - "Storia di Marco" (Il tempo del male, il tempo del bene)
Monica è un’altra volontaria che diventa amica di Marco, è sempre allegra, un vulcano, con le sue battute e imitazioni.
Marco è bello, dolce e affettuoso. E’ silenzioso, parlano i suoi occhi. A volte quando entro nella stanza mi saluta appena, ma leggo sul suo volto quell’affetto che non riesce a dimostrare. Chiede sempre di me, forse perché riesco a trasmettergli il mio entusiasmo, e lui vuol essere allegro. In Marco c’è qualcosa che mi attira. La sua dolcezza, la sua bontà, sono straordinarie calamite che non mi permettono di staccarmi da lui, neppure da lontano. E’ nei miei pensieri, cerco sempre nuove idee per divertirlo, per farlo stare meglio.
Marco vuol essere partecipe di tutto quello che dico alla sua mamma, anche quando le parlo dei miei problemi con le gravidanze, del mio dolore per non avere figli, delle mie speranze sempre più fievoli. Sono stupita che una persona della sua età, soprattutto un maschio, si interessi tanto a quei discorsi femminili. Distoglie l’attenzione dai videogiochi e mi osserva, colpito dalle mie parole. Con lo sguardo sembra condividere la mia tristezza, al punto da volermi consolare.
Aveva ragione lui. Ma la bella notizia che aspetto un figlio, prima lo rende felice, poi sempre più triste, perchè costretta aletto, non posso stare con lui. Ma lo sento spesso, e la creatura che è dentro di me cresce con Marco accanto, una nella pancia e l’altro nel cuore.
…Nasce Costanza, Marisa, la mamma, è felice per me. Tutte e due non possiamo fare a meno di pesare che un giorno qualcuno ci ha cercate, condotte sulla stessa strada per un certo periodo, per poi separarci, lasciandoci comunque legate. Non abbiamo compreso subito che era il filo del nostro destino, l’abbiamo comunque seguito, io accanto a lei, e tutte e due vicino a Marco.
18:30
Scritto da: tina_r
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Antonia, un'amica in ospedale - "Storia di Marco" (Il tempo del male, il tempo del bene)
Antonia, una volontaria che diventa la maestra di italiano di Marco durante il suo ricovero in ospedale, riesce a diventare amica di quel bambino forte, schivo e riservato.
Fuori la nebbiolina grigia di novembre, dentro noi due, nella stanzetta ovattata dai rumori. Leggiamo insieme la Divina Commedia, il suo canto preferito è quello di Caronte. L’illustrazione scura del traghettatore di anime che naviga con la sua barca in acque torbide lo attira, la esamina serio, vuole afferrarne ogni particolare. Ascolta affascinato mentre leggo, puntandomi addosso i suoi occhini neri, che spiccano troppo in quel viso così pallido.
…A volte nella stanza aleggia l’ansia, una paura palpabile, che magari la settimana dopo diventa gioia per un miglioramento visibile. Ma anche quando non sta bene, con la chemioterapia al braccio, Marco non rinuncia ad ascoltare quelle letture che gli piacciono tanto, è attento. Forse quelle pagine lo aiutano a sognare di essere altrove, lo trasportano in luoghi che può solo immaginare, lo sollevano dal peso della sofferenza che lo tiene legato a un letto d’ospedale.
…Il lunedì mattina mi attende con ansia. La prima interrogazione la fa lui, chiedendomi delle mie figlie, delle mie baruffe in casa, di quello che ho fatto durante la settimana. Gli racconto tutto della mia vita, voglio che vi partecipi anche lui, che per qualche istante riesca a uscire con la mente da quella stanzetta d’ospedale, per arrivare in una casa qualunque, e vedere che ovunque la vita è uguale.
Sul letto, con le gambe incrociate, ascolta i miei sfoghi, mi esorta ad avere pazienza, a sopportare le mie piccole pene. E io imparo da un bambino malato a essere più tollerante in casa, a non lagnarmi per ogni banalità, pensando a lui, che non si lamenta mai.
18:25
Scritto da: tina_r
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Le volontarie, maestre-amiche - "Storia di Marco" (il tempo del male, il tempo del bene)
La mamma di Marco le ricorda:
Marco in ospedale si lamenta pochissimo, sopporta tutto in un modo incredibile per un bambino della sua età. Continua anche a studiare, tra un ciclo e l’altro di chemioterapia. …Le sue insegnanti sono alcune volontarie, donne di grande umanità. Mi hanno aiutata a sopportare momenti terribili. Per tanti mesi sono state il nostro sostegno, il mio unico contatto con la vita fuori. A volte penso che forse avrebbero preferito non conoscerci mai, hanno sofferto tanto anche loro con noi. Ma erano sempre lì.
Marco è felice quando le vede arrivare, lo fanno studiare, ma anche divertire. Antonia lo segue in italiano, è stata tanto presente, ed è venuta a trovarci a Tropea qualche anno fa, non riesce a stare lontano da noi. Ora è tornata, portando con sé una persona che vuole scrivere di Marco. Sono contenta di questo, quante volte avrei voluto farlo io, per non dimenticare niente.
Anche Monica è una volontaria, una ragazza dolcissima che si affeziona subito a Marco, lui né è innamorato, la adora. E’ sempre allegra, un vulcano, con le sue battute, le sue imitazioni. Io e lei parliamo molto, ci raccontiamo i nostri problemi. Marco è lì nella stanza, gioca con i videogiochi, ma allo stesso tempo ascolta e ci guarda, perché i bambini hanno gli occhi pure dietro. E’ interessato a quello che lei mi racconta della sua vita, che è vuota perché le manca un figlio, ha tentato tante volte, ma non c’è mai riuscita. La sua storia colpisce anche Marco, ed entra dentro di lui.”
Monica e Antonia fanno parte della rete tessuta da Marco: lo hanno incontrato e lui le ha attirate verso di sé, non le ha più lasciate andare. Le ho conosciute grazie a lui, e tuttora a distanza di quattro anni, anche se lontane, mi sono vicine, le ho nel cuore. Sono convinta che adesso le ha mandate qui qualcuno al di sopra di noi. Se così non fosse, perché dovrebbero pensare ancora a me? Lo dico a tutti che su al Nord tante persone mi hanno dato affetto, tutto mi hanno dato”.
18:20
Scritto da: tina_r
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Il coraggio di Marco - "Storia di Marco" (Il tempo del male, il tempo del bene)
Il papà lo racconta così: …Per capire meglio cosa Marco deve aver provato durante il periodo della sua malattia, sono dovuto ritornare con la memoria ai miei tredici anni. Cosa vuol dire avere tredici anni? Vuol dire essere spensierati, non conoscere la cattiveria, la fatica del lavoro, la malvagità dell’uomo. Per un bambino è l’età della meraviglia, della gioia, della curiosità per la scoperta di un modo nuovo.
Non è l’età della sofferenza, nessuno se l’aspetta, non sei preparato, ti sembra troppo ingiusto. Lui doveva ancora giocare, divertirsi con gli amici, correre, ridere, sognare il suo mondo da grande. Ma non sogni più in un letto d’ospedale, soffri, e se sei coraggioso come Marco quel dolore lo sopporti con sacrificio. Gli ammalati hanno bisogno delle persone sane accanto a loro, e le persone sane hanno bisogno degli ammalati, per trarre da loro quella forza di accettazione del dolore che è a tutti indispensabile nella vita.
18:15
Scritto da: tina_r
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Storia di Marco

Marco ha 12 anni quando si ammala di una forma molto rara di cancro. E’ ricoverato a lungo in Istituto, dove è sottoposto ad estenuanti cure di chemioterapia.
Lo circondano l’amore dei genitori e dei fratelli, la presenza continua della mamma, le volontarie che diventano le sue maestre-amiche. Oggi dopo tanti anni, le volontarie lo portano ancora nel loro cuore, non possono e non vogliono dimenticare quel ragazzino coraggioso che dalla lontana Tropea è venuto a trascorrere tanto tempo con loro, e dal quale hanno imparato tanto.
Quella di Marco è una storia di coincidenze, di fatti che non sempre hanno una spiegazione razionale, ma la nostra vita non è fatta solo di razionalità e di cose che si capiscono con la logica.
18:10
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18/03/2008
La nuova vita - "Storia di Orlando" (Il tempo del male, il tempo del bene)
…Le mie condizioni attuali sono ottime, la mia vita scorre in modo regolare, e fisicamente posso dire di sentirmi come prima, con la stessa energia. E’ dentro che sono diverso.
In un primo tempo ero peggiorato, sconvolto dalle mie penose vicissitudini. In seguito sono cambiato, sicuramente in meglio. Il mio stile di vita è profondamente mutato, i problemi di tutti i giorni sono solo accidenti della vita, non più fonte di ansia quotidiana.
…Apprezzo tutto, quello che conta per me è il momento che vivo, e come lo vivo. Nonostante il male che ho dentro, sento di vivere solo adesso. Quando ero sano avevo un’esistenza triste, c’erano le soddisfazioni del lavoro, quelle economiche, ma una vita affettiva, quella di cui sentivo così tanto il bisogno, non c’era. La mia vita è molto più bella.
..Non sono guarito, ci sono i controlli che devo fare ogni quattro mesi a ricordarmelo, ma ho la fortuna di stare bene, di sentirmi bene, di poter svolgere il mio lavoro come sempre. Non penso quasi mai alla malattia, a quanto tempo ancora vivrò. Ho avuto un cancro che ha cercato di stroncarmi, ma ho anche la fortuna di avere al mio fianco una donna che mi permette di vivere la vita di coppia che fin da bambino sognavo, nell’amore reciproco, nella serenità e nella sicurezza. E questo per me è tantissimo. Ogni giorno, la mattina appena sveglio, e la sera prima di dormire, quando mi fermo a pregare per ringraziare chi lassù mi ha ascoltato, gli chiedo di poter vivere ancora un po’. Per lei.
15:10
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La mia preghiera - "Storia di Orlando" (Il tempo del male, il tempo del bene)

…mi ero reso conto che se volevo rivolgermi a Dio non sapevo più farlo, avevo dimenticato persino le preghiere più comuni che si imparano da bambini.
Viaggiare per il mondo aveva arricchito il mio bagaglio di esperienze, di conoscenze umane, ma la mia devozione a Dio si era impoverita. Troppo tempo senza entrare in una chiesa, avvicinarmi ai sacramenti. In tanti anni, mai un pensiero di ringraziamento rivolto al cielo. Ora che avevo bisogno del Suo aiuto, anche se avessi saputo chiederglielo, ero sicuro che non me lo avrebbe concesso. Dovevo assolutamente trovare il modo per riparare a tanto torto.
…iniziai ad andare a pregare nella cappella dell’Istituto. Ogni sera, appoggiato al piantone con le ruote cui era appesa l’apparecchiatura di controllo, mi trascinavo lassù, quasi attirato da una voce che mi chiamava. Lì, nel silenzio della notte, riuscivo a trovare quella pace che cercavo, una concentrazione che mi faceva sentire a colloquio diretto con quell’immagine dipinta sul muro dietro all’altare, semplice e scarna, eppure così bella. Mi commuovo ancora a pensarci. Non avevo bisogno di leggere alcun libro, le parole di invocazione del perdono scaturivano da sole con una tale intensità, che gli occhi si riempivano di lacrime.
15:05
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La forza dell'amore - "Storia di Orlando" (Il tempo del male, il tempo del bene)
...non riuscivo a trovare un motivo veramente valido per resistere, ero distrutto dentro. Ma vedere Riki che strappava i momenti con i denti,
che cercava di carpire ogni attimo in cui potevo parlare, mi fece capire che se lei lottava così tenacemente, a maggior ragione dovevo farlo io. Non potevo abbandonarla. Era giovane, non parlava bene l’italiano e non aveva un lavoro, poteva contare solo su di me. Tutti le consigliavano di tornare in Giappone, io non la forzavo a restare, volevo che decidesse liberamente. Sfidando la sorte avversa, lei decise di rimanermi accanto, e per me ciò ha significato la vita.
E’ solo lei che mi ha dato la forza di continuare a vivere, di lottare contro il male, di sopportare due interventi, l’infezione, le cure. Il suo impegno ad assistermi, giorno e notte, in qualunque momento ne avessi avuto bisogno, è stata la dimostrazione di un amore totale. Ed è stata premiata, io sono ancora qui al suo fianco. Quando mi ammalai pensai che un percorso così doloroso avrebbe potuto separarmi da Riki: troppi problemi, momenti tremendi, incertezza totale. Invece è successo il contrario, la malattia ci ha uniti ancora di più, ha messo alla prova il nostro amore, che era profondo e forte. Se sopravviveva a questo, avrebbe resistito a tutte le altre tempeste della vita.
15:05
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Angoscia - "Storia di Orlando" (il tempo del male, il tempo del bene)
Fu agli inizi di maggio che il mio mondo improvvisamente si oscurò. Dovevo essere operato per un tumore alla coda del pancreas.
Chi non si è mai sentito dire “lei ha un tumore”, non può immaginare quali conseguenze psicologiche possano scatenarsi nella mente. In quel momento non era per me che mi preoccupavo, avevo avuto una vita interessante, grazie al mio lavoro. Provavo angoscia per Riki, quella creatura dolcissima che la Divina Provvidenza mi aveva fatto incontrare in un paese lontano: il suo sogno di una vita con me si stava sgretolando.
15:00
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Storia di Orlando

Durante uno dei suoi tanti viaggi di lavoro in Cina Orlando improvvisamente si sente male ed è ricoverato in ospedale, dove però purtroppo nessuno riesce a stabilire una diagnosi.
Dopo molte peripezie riesce a far ritorno in Italia, dove gli viene diagnosticato un tumore. Da quel momento inizia il calvario della malattia, con interventi, cure, ricadute e finalmente il tempo del bene. Accanto a lui nel difficile percorso ci sono tante persone che gli vogliono bene; la più importante è l’adorata moglie Riki, una giovane donna conosciuta in Giappone, che anche nei momenti più bui lo sostiene sempre e lo aiuta a voler continuare a vivere.
14:55
Scritto da: tina_r
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10/03/2008
La capacità di accettare - "Storia di Fiorella" (Il tempo del male, il tempo del bene)
Questa malattia ti costringe a rinunce, cambiamenti di vita, che però non sono tutti negativi. Ti fa fare un cammino che ti porta a valutare la tua esistenza e te stessa in modo diverso.
A volte le cose succedono proprio per farci riflettere su noi stessi.
L’accettazione di quello che la vita ci presenta, e che non possiamo modificare, dovrebbe far parte della nostra cultura, del nostro modo di essere. Forse questo percorso della malattia per me era necessario, dovevo cercare di superarlo con i mezzi che avevo a disposizione, prendere il buono anche dal cattivo.
...Forse il cancro per me è stato un avvertimento, l'invito alla tavola del cambiamento. Pur sentendo forte il bisogno di una maggior coerenza con la mia vera natura non lo ascoltavo, ero sorda a quel richiamo. Ci ha pensato la malattia ad avvisarmi, prima che fosse troppo tardi. Doveva essere solo fonte di angoscia e disperazione, invece mi ha dato la forza di affrontare la mia vita con maggior consapevolezza.
10:15
Scritto da: tina_r
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Convivere con la malattia - "Storia di Fiorella" (Il tempo del male, il tempo del bene)
Non mi lasciavo abbattere, dovevo imparare a convivere nel migliore dei modi con la malattia, sfruttare tutte le capacità che avevo per reagire ad essa.
Scoprii di possedere risorse e potenzialità che nemmeno immaginavo. Ci sono persone che a volte rinunciano, poiché pensano di non avere la forza di combattere contro la malattia.
Invece la vera forza sta nell’imparare a conviverci. Questo mio racconto nasce proprio dal mio profondo desiderio di poter in qualche modo essere d’aiuto a chi dovrà imparare a convivere con la malattia, come ho dovuto fare io.
Sono sempre stata convinta di avere un ruolo determinante nel miglioramento del mio stato fisico. Non potevo rimanere lì amorfa, a pensare solo a quello che mi era capitato. Pur accettandolo, dovevo reagire. Ho sempre sentito fortemente questa responsabilità verso me stessa, e credo sia stato proprio il mio atteggiamento positivo che mi ha permesso di sopportare tanti momenti di sconforto. La nostra forza di volontà ha un potere enorme sulla malattia, è uno spreco non esercitarla.
10:10
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Il mio messaggio - "Storia di Fiorella" (Il tempo del male, il tempo del bene)
…Fa bene ricordare, mi fa sentire più presente verso il mio passato. Racconto di una dura prova che ho dovuto affrontare nella mia vita di giovane donna,
un’esperienza che mi ha duramente colpita, per poi risollevarmi e portarmi più in alto di dove volavo prima. A volte le difficoltà ci sembrano intollerabili e inutili, ma sono proprio quelle che ci trasformano. E’ attraverso ciò che mi è accaduto che mi sono sentita chiamata a vivere.
So che ci sono molte donne che hanno vissuti i miei stessi traumi, sia sentimentali, sia fisici. Attraverso la mia storia, desidero trasmettere loro un messaggio di speranza. Ho superato molti ostacoli, e so che davanti a me ce ne saranno ancora tanti. Sono consapevole che non sempre i traguardi raggiunti sono proporzionati ai grandi sforzi fatti per ottenerli. Sotto il peso della mia malattia mi sono spesso inginocchiata, poi rialzata, e ogni volta che posso risollevarmi, mi godo la tregua. Io guardo avanti, e invito tutte a farlo, il corpo ci segue se l’anima lo trascina.
10:05
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La scoperta della malattia - "Storia di Fiorella" (Il tempo del male, il tempo del bene) -
…In quello studio medico vidi la luce e il buio insieme. Mi si spalancava davanti l’abisso della verità, cui non volevo credere.
Di banale non c’era più niente, spazzato via da una parola che pesava come quel macigno che avevo nel cuore, così vicino al seno…avevo solo vent’otto anni, non era giusto che fossi io a pagare per la superficialità degli altri, non riuscivo ad accettare che in tanti, a causa delle loro diagnosi errate avessero giocato con la mia vita.
Panico, pianto, completamente sparita quell’atmosfera di ovattato abbandono. Provavo nuovamente emozioni, paura. In quel momento sentii di aver bisogno di aiuto, l’angoscia mi soffocava. L’unica cosa che riuscii a chiedere a Dio in quella chiesetta di San Babila, dove mi circondava una pace infinita fu “per favore, aiutami”.
Da quel momento ricominciai a pregare, non solo per me, ma anche per tutte le persone che mi hanno lasciato qualcosa di sé. Non lo facevo più da tanto tempo, sopraffatta dall’ansia della vita quotidiana, dal lavoro, la casa, il matrimonio. Avevo completamente perso il contatto con me stessa, non mi ascoltavo più, mi sembrava che fosse l’ultima cosa che dovevo fare. Ora una forza prorompente sovvertiva l’ordine delle cose, e improvvisamente la mia interiorità diventava la più importante.
10:00
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Storia di Fiorella

Fiorella ha 26 anni quando una mattina per caso sente un nodulino al seno. Per quattro medici è solo una banalità, ma il quinto non la pensa così, e purtroppo ha ragione.
In questa storia racconta come la malattia ha cambiato la sua vita, nel male e nel bene.
Quella di Fiorella è una storia di conquista della consapevolezza attraverso la malattia, una storia di accettazione e speranza, per chi come lei deve convivere con il proprio male e affrontare lunghi periodi di cure, continuando ad amare la vita.
09:55
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Dalla premessa del Professor Umberto Veronesi

Ho sempre creduto che dalla disponibilità all’ascolto potessero derivare profondi insegnamenti, che potessero essere superate barriere nate dalla solitudine o sorte dal silenzio dell’anima,
che potessero aprirsi le porte della condivisione, che vite apparentemente distanti per percorsi ed esperienze potessero intrecciare le trame delle loro storie: storie quotidiane, unite da forti sentimenti, da volti impressi di forze nuove e di grandi valori, segnati da una rinascita interiore, umana”.
Mi sono messo in queste tre storie di vita. Sono i volti, che vedo sorgere, ad avermi profondamente colpito volti che parlano non solo attraverso le immagini dei ricordi, ancora vivi e dolorosi diventati patrimonio del cuore, non solo con le parole scritte a testimonianza per chi si sentito rivoltato e affranto nell’intimo dalla malattia, ma che dicono con gli occhi, la fiducia del futuro, che confidano che il tempo del male – che certamente non può essere dimenticato – va vissuto per lasciar sorgere il tempo del bene, il tempo della vita.
09:45
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Il tempo del male, il tempo del bene
Il libro "Il tempo del male, il tempo del bene" (Bompiani, 2005), raccoglie tre storie quotidiane, profonde, di sofferenza e riscatto, raccontate dalla voce affettuosa di Tina Ressico, una volontaria dell’Assocazione “…Sottovoce…”.
Fiorella, Orlando, Marco sono persone comuni, eppur uniche, che all’improvviso si trovano a dover fronteggiare gravi situazioni di malattia, che affrontano con sentimenti di accettazione, speranza, coraggio. Le tre testimonianze mostrano come l’esperienza della malattia possa portare a una crescita della persona, a una riscoperta della bellezza delle piccole cose, che troppo spesso si danno per scontate. Il lavoro dei volontari conferma la necessità dell’uomo di condividere i bisogni, le fatiche, i dolori e le gioie del prossimo.
09:40
Scritto da: tina_r
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29/12/2007
I volontari scrittori
La scrittura è sempre stata la mia passione, e quando Manuela Valaguzza Belingardi, Presidente dell’associazione di volontariato …Sottovoce… di cui faccio parte,
mi ha chiesto di scrivere un libro che raccogliesse le storie di vita di alcune persone malate di cancro, ero entusiasta, ma non pensavo che un’esperienza di scrittura si sarebbe trasformata in un’esperienza di vita. Sono grata all’associazione per avermi offerto questa opportunità.
Attraverso il volontariato sono entrata nel mondo della sofferenza, che ho scoperto essere un mondo straordinario, di persone profonde, coraggiose e avide di vita. E grazie a questa avventura scritta ho avuto la possibilità di approfondire la conoscenza di alcune di loro.
Ho apprezzato la loro disponibilità a scrivere, a raccontare di sé, scavando tra ricordi che a volte fanno male, ma fluiscono chiari, e li aiutano ad identificare le svolte e le esperienze fondamentali della loro vita, a metterle in relazione le une con le altre, per cercarne il senso. Raccontare aiuta a sciogliere la confusione che abbiamo dentro, a distinguere con più chiarezza quello che abbiamo provato in certi momenti della nostra vita. N0n ho avuto solo il privilegio di ascoltare la storia di queste persone, ho anche ricevuto il dono della loro amicizia, per me preziosa, in un modo in cui i rapporti umani sono così difficili. Sono persone che sanno cosa sono i sentimenti, li vivono, e li esprimono. Non le lascerò passare davanti alla mia vita per caso, voglio fermarle per sempre.
17:35
Scritto da: tina_r
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Il teatro

L’iniziativa del laboratorio di scrittura per i pazienti organizzato dall'associazione si è ampliata, ed è nata l’idea di trasformare la narrazione in un progetto teatrale itinerante. Pazienti dell' Istituto, con i volontari dell'associazione, metteranno in scena le loro stesse storie, permettendo al dolore di essere condiviso.
17:25
Scritto da: tina_r
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La scrittura che cura
Il percorso offerto al paziente è un metodo di auto-cura attraverso la scrittura, tesi riconosciuta dal Prof. James Pennebaker, Professore di Psicologia all’Università del Texas a Austin,
il quale attraverso i suoi studi ha dimostrato il potere terapeutico dello scrivere di sé. Chiunque abbia tenuto un diario, in cui esprime i propri pensieri più profondi circa un’esperienza di sofferenza, sostiene che il tempo e lo sforzo ad esso dedicati, sono stati ampiamente ricompensati dai benefici ottenuti nella propria salute. Questo in quanto nella scrittura le esperienze non vengono solo raccontate, ma interpretate. La persona arriva a dar loro un senso, in lei si verifica un cambiamento di prospettiva, che genera effetti positivi sulla salute. Gli effetti positivi che la scrittura può avere sulla persona, dipendono dal modo in cui questa interpreta le proprie esperienze; non è sufficiente dar sfogo alle emozioni per migliorare la propria salute e diminuire lo stress. Affinché la scrittura abbia un potere terapeutico le persone devono comprendere meglio le loro emozioni, e imparare da esse. Il potere curativo della scrittura non sta nella penna e nella carta, ma nella mente di chi scrive.
17:20
Scritto da: tina_r
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I pazienti scrittori
La sofferenza generata dalla malattia comporta nella nostra vita una frattura esistenziale: vengono messi in discussione gli equilibri raggiunti, e trova spazio l’incognita del futuro.
L’autobiografia è uno sforzo di attenzione e cura di sé, secondo una prospettiva di costruzione e ri-costruzione del proprio vissuto. Nello spazio riflessivo e condiviso del laboratorio di scrittura autobiografica, i pazienti sono stimolati a trovare risorse e nuovi significati, per riuscire a trasformare un evento drammatico in una nuova rinascita. Durante gli incontri i pazienti tentano di condividere e mettere ordine nei momenti sparsi di un’esistenza, dando una veste narrativa al proprio vissuto, e sviluppando insieme la motivazione per tornare a credere e a sperare.
Ai pazienti ogni settimana è consegnata una lettera dal titolo “Storie che curano”, in cui li si invita ad usufruire dello strumento della scrittura per raccogliere i propri pensieri, dando voce all'intrecciarsi di eventi e significati, per ricostruire la propria immagine e ripristinare un progetto esistenziale. La raccolta di queste storie andrà a costituire una pubblicazione promossa dall'associazione quale restituzione ai narranti delle loro memorie, e per tutti i lettori quale segno importante di testimonianza sociale, e di una sempre maggiore sensibilità alla raccolta scritta delle memorie individuali.
17:05
Scritto da: tina_r
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I laboratori di scrittura

Un’altra iniziativa che Manuela Valaguzza Belingardi propone, è quella dei laboratori di formazione alla scrittura autobiografica e biografica, seguendo il percorso ideato dal Prof. Duccio Demetrio, della Libera Università dell’Autobiografia.
Il laboratorio autobiografico fornisce gli strumenti a chi vuole mettere un po’ d’ordine nei propri ricordi, ritrovare emozioni e atmosfere, volti e incontri del proprio passato, trasformando il corso della propria vita in un testo letterario, da lasciare agli altri, da tenere per sé, e per il piacere di sentirsi scrittori.
Il laboratorio dedicato alla biografia forma chi è desideroso di dedicarsi alla raccolta di storie di chi, trovandosi in condizione di disagio, sente il bisogno di rivisitare la trama della propria vita, e non è in grado di farlo da solo.
16:55
Scritto da: tina_r
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La biblioteca di ...Sottovoce
Nell’ambito del progetto per l’umanizzazione degli ospedali, voluto dall’Assessorato alla Sanità della Regione Lombardia,
Manuela Valaguzza Belingardi fa nascere presso l’associazione …Sottovoce… di cui è Presidente la Biblioteca di …Sottovoce…, il cui obbiettivo è quello di pubblicare i racconti scritti da pazienti guariti dal cancro, e distribuirli a coloro che vivono la medesima esperienza, affinché tali testimonianze possano essere per loro strumento di conforto e speranza.
Oggi la biblioteca di …Sottovoce… comprende tre collane: quella delle testimonianze, la collana degli autori, tra cui Alain Elkann, Yves Lecombe, Isabella Bossi Fedrigotti, Barbara Palombelli; e la collana di libri scritti da volontari. I libri vengono distribuiti gratuitamente all'interno dell'Istituto Europeo di Oncologia, presso cui …Sottovoce… opera, quelli d'autore sono reperibili anche nelle librerie. Negli ultimi cinque anni l'associazione ha pubblicato molte testimonianze di pazienti guariti, e distribuito gratuitamente in ospedale più di 300.000 libri.
16:45
Scritto da: tina_r
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Perché questo blog
L’idea che la scrittura possa essere un valido sostegno psicologico per il malato di cancro, confermata dalle numerose richieste da parte di pazienti desiderosi di raccontare la propria storia,
ha unito Manuela e Tina nel progetto della creazione di questo blog. Ci è sembrato il mezzo più adatto per offrire la possibilità di parlare della propria esperienza, di scambiarsi il racconto dei propri vissuti, di aiutarsi l’un l’altro. Nasce così uno spazio virtuale a disposizione di tutte le persone che vorranno condividere con altri i pensieri e le emozioni compresi sotto la voce cancro.
Spesso la malattia oncologica fa chiudere la persona in se stessa, la allontana dal mondo, mentre la scrittura, interpretandola e dandole un senso, può liberare la mente dal peso che si tiene dentro - la scrittura sul blog, fatta di qualche frase che descrive lo stato d’animo, l'emozione, un momento, può essere raccolta da un’altra persona che la condivide. Questo scambio fa nascere qualcosa di nuovo, un pensare insieme, che genera una visione nuova sull’esperienza di ognuno. Si potrà narrare di come si può affrontare il cancro, di come si può conviverci, superarlo oppure no. Nel blog potranno intervenire con i loro commenti pazienti, familiari e amici dei malati, volontari, chiunque potrà portarvi le proprie esperienze, raccontare le propria storia, diffondere le proprie idee e i pensieri, contribuendo ad accrescere il contenitore Sottolavocecancro.
16:35
Scritto da: tina_r
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Il blog “Sottolavocecancro” nasce per iniziativa di Manuela Valaguzza Belingardi, Presidente dell’associazione …Sottovoce..., che opera presso l’Istituto Europeo di Oncologia, e di Tina Ressico, Psicologa della Comunicazione.
Tra le varie proposte dell’associazione, Manuela Valaguzza Belingardi ha creato e sviluppato la Biblioteca di …Sottovoce…, che ha pubblicato molte testimonianze di malati di cancro guariti. Il grande consenso ottenuto dalla raccolta delle testimonianze, da parte sia degli autori sia dei lettori, ha suggerito alla presidente dell’associazione l’idea di dar vita a corsi di scrittura per diventare biografi, proposti ai volontari che desiderano dedicarsi alla raccolta di storie di chi, trovandosi in condizione di disagio, desiderasse ripercorrere la trama della propria esistenza. Tina Ressico è da alcuni anni volontaria dell’associazione, ha partecipato al corso di biografia e ha scritto il libro “Il tempo del male, il tempo del bene”.
16:25
Scritto da: tina_r
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| Tag: cancro, storie di vita, malattia oncologica, biografia, il tempo del male il tempo del bene | OKNOtizie |
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