Impianto – Racconto di Antonella

impianto.jpgMi hanno impiantato un seno al silicone, come un falso d’autore  su una tela stinta, m’han detto: “ora vada, s’accontenti dell’artificio, in fondo dovrebbe bastarle per fingersi intera”.

Io andai, e tutti dissero: “Vedi, non le è successo nulla di male, ha un bel vestito, una figura elegante e con un sorriso coerente si muove”. Io, con il lutto di me stessa nel cuore, camminai portando austera quel vestito nuovo, la mia figura intera e quel sorriso che assomigliava più a una smorfia. Andai per brividi lunghi e docili bendaggi, cicatrizzando una ferita, come fosse la mia intera vita, andai arruolando dissonanze, sorvolando turbolenze: quanti divieti in sosta, in bilico sull’orlo inqueto della sorte…

La mia identità tornava, in una veste di carta, e mano a mano che la svolgevo e sfogliavo, in colate d’inchiostro, un progetto: la vita, vinceva sul bisturi affilato d’una sentenza.

L’impianto era ben riuscito, ma non si trattava dell’impianto al silicone, mi riferisco al trapianto d’una speranza che s’era incanalata lungo la cicatrice contorta, per intrappolare un “nonostante tutto”, forse un arcobaleno, che io stessa avevo acceso al cedere del cielo! Che fosse falso o vero, sacro o blasfemo, quell’arcobaleno, non me lo chiesi mai, lo portai con me come una seconda pelle o una stola calda sulle spalle.

Impianto – Racconto di Antonellaultima modifica: 2009-04-30T20:35:00+02:00da tina_r
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